Associazione Eumenidi

Mercoledì 11 luglio abbiamo incontrato dei rappresentanti dell’associazione Eumenidi con cui l’associazione V.I.T.A. collaborerà.

L’associazione Eumenidi si propone di offrire alle persone affetti da disturbi alimentari definiti “anoressia” e “bulimia” e ai loro familiari supporto umano e professionale dei suoi soci. Essa intende diffondere una visione del disturbo alimentare come problema attinente la persona intesa nelle sue tre componenti di corpo, mente e spirito. Questa visione antropologica informa sulla modalità di trattamento delle patologie alimentari utilizzandole come possibilità per un cambiamento esistenziale, se il paziente lo vuole.

Tale associazione si prefigge inoltre di svolgere diverse attività: offrire ascolto e sostegno nella promozione della crescita umana delle persone che si rivolgono all’associazione; sollecitare e favorire l’istituzione di corsi di formazione atti allo scopo; formare gruppi di esperti in grado di operare in senso clinico e relazionale; organizzare e partecipare a convegni, seminari, corsi e manifestazioni.

Il Dott. Bosio, medico chirurgo, ci ha regalato una copia del libro dell’associazione, qui di seguito ne riportiamo una breve introduzione. Chiunque sia interessato ad acquistarlo ci contatti.

EUMENIDI

 

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Il libro Eumenidi è costruito sulla testimonianza, fedelmente riportata, dell’esperienza nell’anoressia mentale di tre giovani pazienti e delle loro madri.

La descrizione dei fenomeni più rilevanti nel rispetto del loro manifestarsi temporale quali emergono dalle parole e dai bellissimi disegni delle pazienti consente di delineare le fasi della malattia. Il succedersi delle fasi scandisce i capitoli della prima sezione del libro, la Testimonianza: la fase acuta, in cui più potente è l’ossessione che riduce all’inedia e la percezione di essere aspirate verso il nulla; ad essa corrisponde una regressione nei comportamenti della prima infanzia; la fase del conflitto interiore e della percezione della necessità del cambiamento; la fase del cambiamento cui corrisponde l’affermazione della verità (riconoscimento della malattia) e della speranza, alle quali si oppongono le resistenze; la fase della crescita interiore nel “momento opportuno” per ogni paziente; la fase dell’autonomia, cui corrisponde anche un recupero dell’età mentale a quella cronologica. Parallelamente alle figlie, le madri superano la fase del terrore e sviluppano nuove competenze, nuove risorse, sostenute dalla ritrovata speranza, fino ad operare un cambiamento interiore ed una diversa qualità della relazione con le figlie: si realizza una seconda nascita.

Nella fase drammatica iniziale della malattia tutte e tre le pazienti descrivono al medico la presenza di una tormentosa voce interna che assume fattezze orribili che ricordano quelle delle crudeli Erinni o Furie infernali, emerse dal Kaos o vuoto primordiale: lo stesso vuoto che tormenta le pazienti col suo potere aspirante (da loro descritto come vortice).

Questo avvenimento suggerisce al medico che cura le pazienti ed i loro genitori la rilettura delle Eumenidi di Eschilo, tragedia conclusiva della trilogia dedicata al destino luttuoso degli Atridi.

Il medico trova sorprendenti analogie fra il mito descritto e la Testimonianza, fra il ruolo degli dei nella tragedia e il suo ruolo terapeutico. Ne consegue la rilettura alla luce delle Eumenidi della tragedia dell’anoressia e del suo trattamento nella seconda sezione del libro, dove, attuando un gioco di specchi, l’autore descrive i fenomeni della malattia potenzialmente mortale in parallelo con gli accadimenti dell’eroe di Eschilo, Oreste, minacciato dalle Erinni d’essere “disseccato ancora vivo” per aver turbato l’ordine sociale. Vengono così descritte le modalità attraverso le quali le terribili Erinni si placano, divenendo “benevolenti”, o Eumenidi, appunto, lasciando la presa sulle loro vittime. Storia e mito s’intrecciano, evidenziando il valore simbolico del fenomeno anoressia e la profondità e molteplicità delle sue radici.

La seconda sezione, Eumenidi, offre all’autore la possibilità di una riflessione epistemologica che esula dal puro trattamento dell’anoressia, estendendosi alla modalità della relazione medico-paziente. L’illustrazione del metodo clinico esplicita una visione antropologica della medicina e la necessità di un approccio fenomenologico, caratterizzato dall’astensione da ogni pregiudizio interpretativo e terapeutico e dall’utilizzo di un’arte medica eclettica e rispettosa della unicità e singolarità della persona ammalata, fondata sull’ascolto ermeneutico e sull’osservazione dei fenomeni empatici. Esalta altresì la potenza simbolica e catartica della bellezza, intesa nel senso greco di kalòs che contiene i concetti di salute, di equilibrio e armonia interiore ed esteriore, di interezza. Ne dimostra in modo inconfutabile l’effetto terapeutico sulle pazienti, mediato da fenomeni neurobiologici di straordinaria portata e significato per le persone che, giunte sull’orlo dell’abisso, hanno scelto la vita e la sua bellezza. La bellezza ha un profondo effetto educativo per la sua correlazione con la verità e l’immortalità, ed esplica la sua azione grazie alla relazione mitico-simbolica dell’uomo con la realtà in cui vive. L’autore invita indirettamente ad una riflessione sulla responsabilità degli effetti negativi che una cattiva qualità della bellezza creata, offerta, mercificata e ultimamente umiliata ha sulla mente e sullo spirito dei giovani, e prospetta la tesi che esista una correlazione fra l’estetica nichilista imperante e la diffusione della patologia mentale. Ciò solleva importanti problematiche in ambito educativo-preventivo dei soggetti in fase di crescita per le correlazioni esistenti fra processi di simbolizzazione e reazioni neurobiologiche.


2 comments so far

  1. associazionevita on

    Un aperitivo in centro, come tra amici che si conoscono da molto tempo, eppure, in realtà tra perfetti sconosciuti.Tra quattro chiacchere e un drink, sono volate due ore e mezza: sette persone accomunate dalla voglia di far sentire la propria voce, per combattere contro la stessa battaglia. Quello che mi ha colpito in particolar modo è stata l’attenzione del Dottor Bosio rivolta alla persona sotto il profilo antropologico:quasi incantata dalle sue parole ho compreso quanto la forza di volontà e la determinazione siano essenziali per reagire a malattie come anoressia e bulimia. Di fronte alla guarigione delle sue pazienti ho capito che davvero si può fare qualcosa, che non bisogna stare immobili davanti alla degenerazione del proprio corpo. Bisogna chiedere aiuto, provarci, reagire davanti a quelle “erinni” che ti dicono di non mangiare perchè sei grassa. E per quanto sia difficile ammettere di essere affetti da “anoressia”, è ora di aprire gli occhi e alzare la testa per dire “io ce la posso fare”. Per molto tempo ho negato che una mia amica stesse male, non riuscivo a capirlo, cercavo giustificazioni. E forse la cosa peggiore è sentirsi impotenti, perchè non sai mai quale sia la parola giusta, quale sia il comportamento più adeguato. Ma intanto il problema non si risolve e per quanto sembri archiviato, si ripresenta, quando meno te lo aspetti, quando forse pensavi di esserci riuscito. Eppure facendo finta di niente, voltando la testa dall’altra parte, non si fa altro che peggiorare. Però io ci voglio essere, voglio provarci, perchè “in fondo lo squadrone siamo noi…”

  2. Anonimo on

    una goccia.In fondo si tratta di una goccia, un piccolo colpo, un sussurro, uno spiffero di vento. Perchè reagire se fa così poco rumore? Qual è il problema?
    Ma il problema c’è, e non lo vedi. Il problema c’è proprio perchè non lo vuoi vedere. Non TI vuoi vedere. Ed è facile vero?
    Far finta che tutto vada bene, e sentire una scossa dietro la schiena quando ti si propone un “pasto fuori”. E’ vita questa? Vivi Intensamente Tutti gli Attimi?
    Mi sto ponendo questa domanda da qualche settimana. Ho sempre pensato di essere forte,razionale, “io ce la posso fare, mica sono come le altre” e forse invece sono più fragile di quanto credessi, perchè questa goccia silenziosa ti scava dentro.
    Ma forse se non la sento io qualcun altro la sentirà per me, qualcun altro l’ha già sentita.

    INDOSSARE QUELLA MAGLIETTA MI FA BENE.

    E come dice qualcuno..”credici credici un po’,metti insieme un cuore e prova a sentire, e dopo credigli,credigli un po’ di più, di più davvero…”


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