Nuova testimonianza

Abbiamo aggiunto un’altra interessante testimonianza della nostra amica Giulia alla nostra sezione. Potete leggerla, come le altre che abbiamo già raccolto, nella pagina testimonianze, se volete leggerla subito, eccola qui di seguito:

La prima volta che ho messo piede in una pista d’atletica avevo dodici anni, ora che ne ho ventiquattro posso dire che l’atletica è stato un punto cardine nella mia adolescenza, che mi ha condizionato e che mi ha reso quello che sono. E’ difficile per me poter pensare come sarebbe stata la mia vita senza, quello che posso dire è che attraverso la corsa ho provato e continuo a provare delle emozioni fortissime.

Ho pianto, ho riso mi sono disperata, ho visto il mondo crollarmi addosso, e per fortuna fino ad ora ho sempre trovato la forza di rialzarmi.

Quando corri sei tu contro te stessa, e a volte tu diventi la tua peggior nemica, quando con le tue fragilità e le tue paure non riesci a reagire e tutto ti sembra troppo grande, troppo difficile.

Basta un passo falso e anni di sacrifici si vanificano davanti all’indifferenza di tutti coloro che sono pronti a calpestarti e a farti cadere ancora più in basso di quanto già non ti trovi.

Io non sono stata molto fortunata (atleticamente parlando) ho avuto un percorso atletico travagliato, ma non importa, sono felice ugualmente, perché tutto quello che ho passato mi ha reso la persona che sono.

Sono rimasta in ginocchio per tanti anni ed ora che ho trovato la forza per alzarmi non credo che ci sarà qualcuno capace di rimettermi a sedere.

Ho capito che l’atletica è uno sport duro, ma c’è modo e modo di viverla, pensavo che fosse giusto arrivare spossata ad ogni allenamento, fare diete rigidissime e non concedersi nessuno svago, ma non è così.

Per anni ho vissuto l’atletica in modo distorto, quello che era nato come una passione è diventata con il tempo un’ossessione.

Una continua sfida contro me stessa che mi ha portato ad entrare in un circolo vizioso, in cerca di una conferma ad ogni allenamento.

Ricercavo la perfezione in ogni mio gesto, in ogni mio atteggiamento, vivevo gli allenamenti come delle gare.

Il mio fisico non mi andava bene, non era come quello che volevo, non ero abbastanza magra, non avevo abbastanza muscoli, non ero abbastanza alta…non ero mai abbastanza.

Sembra assurdo ma essermi rotta un tendine è la cosa migliore che potesse succedermi, ho capito tante cose, ho capito che non potevo andare avanti in questo modo.

Ho capito che i miei 40 kg non mi avrebbero fatto fare una manciata di secondi in meno e che arrivare troppo stanca la sera per mangiare o per studiare non mi avrebbero portato nessuna medaglia, e che non riuscire a dormire per i crampi ai polpacci non sarebbe servito proprio a nulla se non a farmi del male.

Mi ricordo ancora come se fosse oggi il mio primo raduni, avevo quattordici anni ed un allenatore mi disse che avevo il fisico per far figli e non per correre, riferendosi alla larghezza del mio bacino.

Quella frase mi ha perseguitato negli anni a venire.

Nella vita di tutti i giorni mi dicevano che ero magra ora mi venivano a dire che non andavo più bene.

Questo conflitto tra la mia identità atletica e quella del mio quotidiano è andato inasprendosi con il tempo.

Non riuscivo più a capire chi fossi, ricevevo due immagini di me stessa differenti ed inconciliabil.e non riuscivo a capire quale delle due mi appartenesse.

Ovviamente iniziai a credere agli allenatore, e da allora fino al giorno del mio primo grande infortunio ho passato la mia vita a dieta.

Non ho mai pensato di mangiare un pacchetto di patatine fuori pasto o di mangiare una focaccia a merenda, sono cresciuta con l’ossessione del peso.

Mi guardavo allo specchio e mi vedevo gonfia, i miei fianchi mi sembravano immensi, ero ossessionata dalla mia immagine ogni kg in meno era motivo di gioia.

Ero arrivata a pesarmi una ventina di volte al giorno.

Ora sono arrabbiata al pensiero che per colpa di persone superficiali e ignoranti ho passato la mia adolescenza a lottare contro il cibo.

Senza riuscire a capire che senza il cibo non si è niente, e che non si può correre e tanto meno vivere senza.

Voglio gridare basta a tutti quegli allenatori che si sentono in diritto di dirci chi siamo.

Perché voglio ricordare a tutti che ogni ragazzo ed ogni ragazza prima di essere un’atleta è una persona.

E che nessun tempo vale la sofferenza provocata da un rapporto conflittuale con il cibo.

La nostra associazione vuole cercare di far comprendere che il cibo è il tuo primo alleato e non il tuo peggior nemico.

Indossare la maglietta io mangio io sono è per me motivo di grande orgoglio.

Con questo slogan voglio iniziare la mia nuova vita atletica, voglio sentirmi prima di tutto una persona e voglio vivere con serenità e tranquillità tutti i miei attimi.

GIULIA

1 comment so far

  1. andrea on

    me la ricordo quella frase… ero presente anch’io il giorno che ti fu detta. da piccoli siamo fragili, ci sentiamo grandi ma non lo siamo, ed il giudizio degli altri, in particolare quello di un allenatore, conta molto per noi e ci condiziona.

    chi ha la responsabilità di allenare, e quindi anche di educare ragazze e ragazzi, dovrebbe stare più attento a ciò che dice, non può permettersi di prendere alla leggera certi discorsi scherzando sul fisico di qualcuno, perchè nell’adolescenza vivamo col nostro corpo un rapporto particolare.. caratterizzato da una grande insicurezza, e a volte una parola di troppo può portare grandi sofferenze

    a volte basta una piccola parola, una frase detta male, per farci crollare e portarci su strade sbagliate. e quando scivoli nell’anoressia diventa sempre più difficile trovare qualcuno disposto a sostenerti, ad aiutarti, a credere in te. ora ci siete voi, ora se qualche ragazza vuole uscire dall’anoressia può trovare in voi delle amiche che la possano aiutare a fare il primo passo verso la guarigione.

    mi dispiace che sia successo, mi dispiace di non aver fatto abbastanza per convincerti che quella frase era la cosa più stupida che qualcuno potesse dire.. ma ora ti sei rialzata, hai superato le tue difficoltà e stai lottando per fare in modo che quello che hai passato non accada in futuro anche ad altre ragazze.
    col tuo esempio, con la tua tenacia, hai dimostrato che si possono fare grandi tempi.. mangiando “nutella”, e non vivendo d’aria, perchè per correre bisogna prima di tutto mangiare. al nostro corpo servono tante energie perchè sono tante quelle che consumiamo negli allenamenti.

    spero che molte ragazze vedendoti, adesso, correre felice riescano a seguire il tuo esempio: chi ama l’atletica deve amare prima di tutto se stesso.


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