Apre la pagina Testimonianze

Avevamo chiesto la vostra collaborazione, e le risposte non si sono fatte aspettare. Abbiamo ricevuto in particolare due testimonianze, e le abbiamo trovate tanto significative che abbiamo pensato di aprire una pagina dedicata in cui raccoglierle. Se ne arriveranno altre saremo felici di aggiungerle…per ora leggete le stupende testimonianze di Micol ed Elisabetta. E passate la voce.

3 comments so far

  1. andrea on

    complimenti per l’iniziativa, finalmente qualcuno che fa un po’ di informazione sui temi alimentari.. buona fortuna di cuore, spero che la vostra associazione possa riuscire a portare a molte ragazze (e ragazzi) la consapevolezza che per correre e per vivere bisogna mangiare. le testimonianze sono stupende, molto toccanti..

  2. Fede on

    In mezzo a tutti i commenti di voi atleti “professionisti” mi sento quasi in imbarazzo… Per me l’atletica è stata più un gioco, ma nonostante ciò con questo sport sono cresciuta, sono cambiata, ho avuto le mie piccole soddisfazioni. Sul campo ho sempre dato il meglio di me: ciò non significava solamente arrivare morta alla fine di una ripetuta, ma significa soprattutto portare sempre il sorriso nel mio gruppo, aiutare le nuove leve, dimostrare lealtà e sportività nelle gare, corretteza verso gli altri atleti e l’allenatore.
    Mi ha reso molto felice vedere l’entusiaso che gli organizzatori di questa associazione stanno mettendo nel loro lavoro e soprattutto l’appoggio che è stato dato da molti atleti.
    Mi auguro che presto abbia così successo anche tra gli allenatori, che ritengo abbiano una grande responsabilità. Nell’adolescenza capita a molti di mettere in discussione tutto (a partire dal proprio fisico), ma allo stesso tempo di cercare certezze sicure a cui aggrapparsi e spesso l’allenatore diventa quasi un modello, una fonte di verità indiscutibili. All’allenatore spetta così il difficile compito di capire ciò che è meglio per la persona, per la sua crescita e la sua felicità e non solo ciò che è meglio per l’atleta e per i suoi successi sportivi, perchè NON SIAMO CAVALLI DA CORSA!

    Grazie ancora a tutti voi che vi siete resi conto dell’importanza di questo problema e avete sentito il desiderio di condividere i vostri pensieri con altri!

  3. Flaminia on

    Ho avuto il mio primo contatto con l’anoressia sin dall’infanzia, perché un mio parente ne soffriva dall’adolescenza. Anche se da piccoli non ci si rende conto fino in fondo dei problemi dei grandi perché si vive principalmente in un mondo di fantasia, mi accorgevo dell’infelicità che pervadeva questa persona. Mi rendevo conto della sua fragilità.
    Poi alle superiori il mio corpo ha iniziato a trasformarsi e anch’io come le ragazzine di quest’età ho inutilmente iniziato una dieta, un po’ perché non pensavo che il mio corpo fosse asciutto e adatto all’atletica agonistica, un po’ anche perché mi dicevano che ero ingrassata. “Hai il sedere da matrona romana!” mi veniva detto, ma devo dire che nonostante i miei tentativi non sono mai riuscita a seguire fino in fondo una dieta che, tra le altre cose, inventavo seguendo suggerimenti di inesperti.
    Non ho mai sofferto di disturbi alimentari, ma come atleta forse c’è stato un breve periodo in cui sono stata attenta a cosa mangiavo perché altri mi dicevano che dovevo dimagrire. La mia testimonianza è il risultato di ciò che ho visto e vissuto in questi 9 anni di atletica leggera. Penso sia importante far capire perché ho ritenuto estremamente necessario dover fare qualcosa.
    Sono scomparse molte ragazze dalle piste perché colpite dall’anoressia: alcune sono state costrette ad abbandonare perché il loro corpo, privo di nutrimento, non poteva più sostenere gli allenamenti; altre sono morte, e la cosa più triste è che nessuno sa il motivo. Si organizzano gare in loro memoria, ma non si sa il perché della loro scomparsa.
    Ho veramente capito cosa fosse l’anoressia quando la mia carissima amica ha iniziato a stare male. Vedendoci solo alle gare, mi sono accorta che qualcosa in lei non andava. Quando l’ho vista così dimagrita le ho chiesto cosa avesse, “Tensione per gli esami di maturità”, mi ha risposto. E, devo dire la verità, le ho creduto. Inizialmente non mi ha nemmeno sfiorato l’idea che una ragazza così allegra, piena di gioia e voglia di vivere, potesse soffrire di questo male.
    La situazione è peggiorata, ma alla fine tutto si è risolto. Ovviamente il percorso è stato lungo e difficile ma ha avuto il coraggio di accettare l’aiuto che le è stato offerto e ora è tornata più gioiosa di prima. Ne è prova la sua testimonianza e il suo entusiasmo quando lavoriamo insieme per l’associazione. E’ tornata anche a correre e sono certa che anche in ambito atletico potrà solo migliorare perché il suo potenziale è grande.
    Questa esperienza mi ha fatto scontrare per la prima volta, in modo conscio, con la malattia. E’ stata la prima e purtroppo non l’ultima.
    Il mio è un punto di vista esterno. Voglio cercare di far capire che se si ha anche il minimo sospetto che una persona soffra di disturbi alimentari non si può rimanere indifferenti. E’ importante intervenire tempestivamente perché prima si agisce maggiori sono le possibilità di guarigione.
    Il mondo dell’atletica e più in generale quello dello sport, deve capire che l’anoressia e gli altri disturbi alimentari sono delle malattie e, come ogni altra malattia, devono essere curate.
    Però è anche necessaria una campagna di prevenzione. Non è difficile, basta semplicemente stare attenti alle parole, basta non “accusare” le ragazzine, atlete e non, di essere grasse o non suggerire diete inventate; avere dei fianchi,avere un corpo femminile, non vuol dire essere grasse.
    Spero di aver fatto capire non solo che è una malattia grave ma che ognuno di noi, anche solo con piccoli gesti, può fare qualcosa!
    un abbraccio


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