Testimonianze

Raccogliamo in questa pagina le testimonianze più significative che ci arrivano…come occasione di approfondimento e segno di speranza.

- ELISABETTA -

Eccomi qua,come promesso alla mia mitica e pazzoide amica Flaminia anch’io lascio qualche scricciolo di me in queste semplici righe, scritte senza tanto guardare alla punteggiatura o alla giusta parola, ma seguendo ciò che provo dentro, ciò che detta il cuore. Premetto che parlare di anoressia per una ragazza di 22 anni che l’ha vissuta in prima persona 2 anni fa, non è facile, anzi il primo passo per affrontarla è proprio ammettere che si è malati ma non di una febbre o di un raffroddore, di anoressia questa parola che spesso anche solo citarla porta vergogna e indifferenza da parte di chi la sente. Innanzitutto vorrei dire Grazie a Flaminia e a tutta la tua tribù, perchè questo sito non è nato da medici e dottori con laure e titoli impronunciabili, ma da ragazzi che vedono troppo spesso “fantasmi” che girano per la città, ragazze morte in cui nei loro occhi non c’è più luce, non c’è più voglia di vivere una vita spettacolare, una VITA con la V maiuscola. Bè io sono stata una di queste,a 18 anni ho iniziato ad avere problemi con il cibo e più passava il tempo più l’anoressia prendeva il soppravvento nella mia vita. Sono stati gli anni più bui e tristi della mia vita, non ridevo più,non uscivo più, non volevo più vivere…ma questa non era la vera Elisabetta! Sono andata da qualche psicologo o chissà cos’altro ma la medicina definitiva l’ho trovata a Bergamo nella Casa di cura Palazzolo centro dei disturbi alimentari (tel. 035-389206) Non sono uscita dall’anoressia con chissà quali farmici o stregonerie ma insieme a nove ragazzi come me con anoressia o bulimia, e soprattutto con il fantastico e meraviglioso aiuto di una trup di educatori che vivendo con noi per più di tre mesi ogni secondo della giornata ci hanno fatto rinascere, ci hanno fatto capire quanto sia spettacolare la vita. “NE VALE PROPRIO LA PENA?” questa era una delle tante cose che ci dicevano e sapete, la stella spenta che ero diventata con l’anoressia era proprio buia, invisibile , senza valore, ora invece luccica più che mai perchè è carica di nuova energia, di nuove amici, di voglia di vita! ciao ciao grazie tantissimissimo Elisabetta

- MICOL –

“E’ dura, ma passa.” Fu una compagna di nazionale a dirmelo per prima, mentre volavamo verso Santiago de Compostela per partecipare ai Mondiali Universitari di Cross. Quella frase mi provocò un brivido immenso, ma il buio di quegli ultimi anni fu squarciato da una luce improvvisa di speranza, con la stessa facilità con cui si squarcia un velo leggerissimo. Ricordo ancora quella piccola frase come l’aiuto più grande che ricevetti nel corso della malattia. Lei ci era cascata anni prima e in quel giorno era bella come il sole e in cammino verso qualcosa di nuovo.
Ho voluto iniziare questo intervento con quella breve frase, perché credo ci sia profonda necessità di questo….di sapere che non esiste nulla di irrecuperabile e che bisogna avere la forza di imparare ad alzarsi.
Io sono caduta nell’anoressia proprio negli anni in cui l’atletica era tutto e passavo a Tirrenia gran parte dell’anno. Vivevo di quelle magnifiche sensazioni di onnipotenza che mi dava la corsa e chiedevo al mio corpo un’efficienza ed una perfezione che lui non avrebbe potuto reggere a lungo.
Nel mio caso non si trattava di scelte estetiche, quanto piuttosto di strategie prestative. Meno pesavo più veloce correvo le ripetute e più medaglie mi appendevo al collo.
Avevo vent’anni e la convinzione che l’atletica mi avrebbe regalato il paradiso che cercavo e che non trovavo nè nell’università, né nel lavoro di giornalista, né probabilmente nella quotidianità delle mie giornate.

Aveva ragione quella compagna di volo, che negli anni è diventata una dolcissima certezza ed una carissima amica (nonché una forte crossista): è stata dura uscirne e soprattutto è stata lunga la strada….ma oggi si tratta solo di un prezioso ricordo..di un’esperienza di vita vissuta.

Io non faccio parte di quelli che dicono che “la sofferenza serve e che è stata una fortuna passarci perché poi si è diventati una persona migliore”…forse può anche essere vero che il passaggio di certi guadi fa crescere e che si diventa persone più gradevoli, ma credo che si possano percorrere innumerevoli strade per crescere, senza ridursi pelle e ossa e martoriare il proprio corpo gratuitamente.

“Dai disturbi alimentari si esce.” Oggi sono io a dirlo a chi abbia bisogno di queste parole, come tanti anni fa’ lo dissero a me.

Probabilmente molti di voi, come me, non arriveranno mai a capire le reali cause scatenanti di una patologia come questa, ma ciò che mi preme è dire che sarebbe ingiusto attribuirne la responsabilità allo sport e all’agonismo. Quello è solo un pretesto…un’occasione direbbero alcuni…per me è stato anche il gancio emozionale per fare leva e tornare a galla.

Sono passati ormai sette anni dagli inizi di quel percorso. Dopo la malattia sono tornata a correre su buoni livelli e mi sono tolta qualche piccola soddisfazione cronometrica sui 5000 e 10000. Oggi corro, vado in bicicletta e appena posso nuoto. Non passa praticamente giorno in cui lo sport non entri nelle mie giornate, ma con uno spirito diverso…eppure sempre con la stessa entusiasmante passione per l’atletica e per quel magico anello rosso che ciascuno di voi…di noi…ha sempre sognato di poter domare.

Un abbraccio Micol

- GIULIA –

La prima volta che ho messo piede in una pista d’atletica avevo dodici anni, ora che ne ho ventiquattro posso dire che l’atletica è stato un punto cardine nella mia adolescenza, che mi ha condizionato e che mi ha reso quello che sono. E’ difficile per me poter pensare come sarebbe stata la mia vita senza, quello che posso dire è che attraverso la corsa ho provato e continuo a provare delle emozioni fortissime.

Ho pianto, ho riso mi sono disperata, ho visto il mondo crollarmi addosso, e per fortuna fino ad ora ho sempre trovato la forza di rialzarmi.

Quando corri sei tu contro te stessa, e a volte tu diventi la tua peggior nemica, quando con le tue fragilità e le tue paure non riesci a reagire e tutto ti sembra troppo grande, troppo difficile.

Basta un passo falso e anni di sacrifici si vanificano davanti all’indifferenza di tutti coloro che sono pronti a calpestarti e a farti cadere ancora più in basso di quanto già non ti trovi.

Io non sono stata molto fortunata (atleticamente parlando) ho avuto un percorso atletico travagliato, ma non importa, sono felice ugualmente, perché tutto quello che ho passato mi ha reso la persona che sono.

Sono rimasta in ginocchio per tanti anni ed ora che ho trovato la forza per alzarmi non credo che ci sarà qualcuno capace di rimettermi a sedere.

Ho capito che l’atletica è uno sport duro, ma c’è modo e modo di viverla, pensavo che fosse giusto arrivare spossata ad ogni allenamento, fare diete rigidissime e non concedersi nessuno svago, ma non è così.

Per anni ho vissuto l’atletica in modo distorto, quello che era nato come una passione è diventata con il tempo un’ossessione.

Una continua sfida contro me stessa che mi ha portato ad entrare in un circolo vizioso, in cerca di una conferma ad ogni allenamento.

Ricercavo la perfezione in ogni mio gesto, in ogni mio atteggiamento, vivevo gli allenamenti come delle gare.

Il mio fisico non mi andava bene, non era come quello che volevo, non ero abbastanza magra, non avevo abbastanza muscoli, non ero abbastanza alta…non ero mai abbastanza.

Sembra assurdo ma essermi rotta un tendine è la cosa migliore che potesse succedermi, ho capito tante cose, ho capito che non potevo andare avanti in questo modo.

Ho capito che i miei 40 kg non mi avrebbero fatto fare una manciata di secondi in meno e che arrivare troppo stanca la sera per mangiare o per studiare non mi avrebbero portato nessuna medaglia, e che non riuscire a dormire per i crampi ai polpacci non sarebbe servito proprio a nulla se non a farmi del male.

Mi ricordo ancora come se fosse oggi il mio primo raduni, avevo quattordici anni ed un allenatore mi disse che avevo il fisico per far figli e non per correre, riferendosi alla larghezza del mio bacino.

Quella frase mi ha perseguitato negli anni a venire.

Nella vita di tutti i giorni mi dicevano che ero magra ora mi venivano a dire che non andavo più bene.

Questo conflitto tra la mia identità atletica e quella del mio quotidiano è andato inasprendosi con il tempo.

Non riuscivo più a capire chi fossi, ricevevo due immagini di me stessa differenti ed inconciliabilI. e non riuscivo a capire quale delle due mi appartenesse.

Ovviamente iniziai a credere agli allenatori, e da allora fino al giorno del mio primo grande infortunio ho passato la mia vita a dieta.

Non ho mai pensato di mangiare un pacchetto di patatine fuori pasto o di mangiare una focaccia a merenda, sono cresciuta con l’ossessione del peso.

Mi guardavo allo specchio e mi vedevo gonfia, i miei fianchi mi sembravano immensi, ero ossessionata dalla mia immagine ogni kg in meno era motivo di gioia.

Ero arrivata a pesarmi una ventina di volte al giorno.

Ora sono arrabbiata al pensiero che per colpa di persone superficiali e ignoranti ho passato la mia adolescenza a lottare contro il cibo.

Senza riuscire a capire che senza il cibo non si è niente, e che non si può correre e tanto meno vivere senza.

Voglio gridare basta a tutti quegli allenatori che si sentono in diritto di dirci chi siamo.

Perché voglio ricordare a tutti che ogni ragazzo ed ogni ragazza prima di essere un’atleta è una persona.

E che nessun tempo vale la sofferenza provocata da un rapporto conflittuale con il cibo.

La nostra associazione vuole cercare di far comprendere che il cibo è il tuo primo alleato e non il tuo peggior nemico.

Indossare la maglietta io mangio io sono è per me motivo di grande orgoglio.

Con questo slogan voglio iniziare la mia nuova vita atletica, voglio sentirmi prima di tutto una persona e voglio vivere con serenità e tranquillità tutti i miei attimi.

GIULIA

- NICOLETTA –

carissime ragazze,
quando mi è stato chesto di dare una testimonianza sul vostro sito ho detto sì con entusiasmo,lieta di partecipare a questo vostro meraviglioso sforzo di rendere visibile questa “malattia” infida e strisciante.Pensavo fosse una cosa semplice scrivere qualche riga, ma mi accorgo che mi costa ancora fatica ripensarci, che la ferita è sì rimarginata,ma la cicatrice è lì a ricordarmi l’angoscia di quegli anni.
Avevo 17 anni;giovane ballerina alla scuola del Teatro alla Scala,studentessa modello,brava buona e silenziosa.Mai un problema ai miei genitori.Non grandi sogni di gloria, mi piaceva quello che facevo e basta.Le giornate erano pesanti- scuola e danza- non c’era tempo per altro e le amiche erano soltanto quelle che condividevano la stessa vita.In camerino si parlava di grasso e di magro, di diete e di digiuni perchè ogni anno potevi essere mandata via dalla scuola se il tuo fisico da adolescente in cambiamento non rientrava nei canoni di efebica ballerina.
HO COMINCIATO PER GIOCO.Le mie amiche soffrivano nel privarsi di gelati e di pastasciutte. Io che non ero certo grassa,non dicevo niente, ma non facevo fatica a rinunciare a questo o a quello. Senza accorgermene perdevo chili e il senso della realtà.Fortissima e lucidissima nei primi tempi quando pensi di avere il controllo sul mondo intero, a poco a poco rimani prigioniera della tua stessa rigidità e intransigenza.E mi sono ritrovata nel baratro.Facevo fatica a fare le scale( ma per carità, mai l’ascensore!!!),ho avuto crisi tetaniche, arrivai a pesare 36 chili per un metro e settanta.GENITORI DISPERATI.
Allora, l’anoressia era una parola quasi sconosciuta. Non esistevano reparti specializzati o cliniche, nessuno ha mai detto ai miei genitori che una terapia psicologica avrebbe potuto aiutarmi e rimasi in cura da vari endocrinologi.
Quattro lunghi anni bui di cui mi rimangono solo pochissimi sprazzi di ricordi, come se il mio cervello in mancanza di nutrimento si fosse mangiato anche i neuroni! Sola con le mie angosce e l’ unico pensiero ossessionante: cibo, cibo, cibo.
Eppure, piano piano, ci sono uscita.
Piccoli, piccolissimi passi;solo traguardi vicini,solo il domani e non più in là,solo un pizzico di fiducia in chi ti vuole bene, solo un’amica che ti rimane vicina e non si vergogna di te,solo un tramonto che riesci a godere prima che l’ossessionante pensiero torni ad appropriarsi della tua mente.Piano piano ci sono uscita.
ora che ho 53 anni e due figlie che hanno passato la loro faticosa adolescenza, posso dire CI SONO USCITA.
nicoletta

- CARLA –

Ciao a tutti sono Carla,
è da tanto tempo che voglio scrivervi la mia testimonianza ma troppe volte non trovavo le parole…
Io rappresento l’altra faccia della medaglia: non ho vissuto l’anoressia su di me, ma ho visto questa malattia cambiare la vita di mia sorella, della mia inseparabile gemella…
L’ho vista talmente vicina, che a volte mi sembra di averla vissuta io stessa, anche se so perfettamente di non aver provato le stesse sensazioni .
Quelle poche volte che se ne parla, spesso ci si chiede come la famiglia non se ne accorga, come sia tanto cieca da non accorgersi che la propria figlia o sorella diventa piano piano uno scheletrino…ma non credete sia così facile, succede tutto all’improvviso, come un fulmine a ciel sereno o meglio quando ci si accorge, spesso la malattia esiste da molto tempo e ci ritrova disarmanti di fronte ad essa.

Prima che mi colpisse così da vicino l’avevo solo sentita nominare questa malattia, questa anoressia che mi pareva essere solo la “fissa” di alcune ragazze che non hanno altro a cui pensare.
E invece non è così….è una malattia con la M, una malattia seria dalla quale non è facile guarire soprattutto perché non esistono farmaci, non esiste cura se l’interessata non vuole davvero guarire.
Eh già, la vera cura è la DETERMINAZIONE A VOLER GUARIRE, altrimenti è tutto inutile.
Quella stessa volontà di ferro che caratterizza le ragazze anoressiche, quella volontà che fino a quel momento permette a queste ragazze di resistere alla fame che le divora, deve diventare la loro forza per reagire.

Non ho vissuto l’anoressia personalmente, ma ci ho combattuto a lungo contro ed è stato davvero dura.
L’ho odiata tanto questa malattia che vedevo piano piano rubarmi la mia sorellina.
Le ha rubato la sua voglia di vivere, il suo sorriso, la sua spensieratezza…. Tutto era diventato grigio, non voleva più uscire, nulla le interessava, non si divertiva più, amici, cugini..tutto era diventato pesante.
Ed io,….non sapevo più che fare, ho cercato di starle vicina, di farle capire che cosa stava facendo, ho cercato a lungo di capirla; a volte mi sembrava di trovare l’idea giusta per capirla, per parlarle, ma subito dopo crollava tutto…

Non l’ho vissuta io l’anoressia, ma l’ho vista rubare a mia sorella 2 anni (e forse più) della sua vita, vivendo la continua sensazione disarmante d’incapacità e di rimorso per non essermi accorta prima, per aver permesso che tutto accadesse e per non riuscire a darle un aiuto.
È così, non si riesce a dar loro una mano, finchè non sono loro stesse a tendere le mano alla ricerca di un’altra.
Devono proprio voler guarire: spesso prima ci provano da sole e solo quando sono stremate dall’anoressia, quando la odiano ma vedono che da sole non riescono, quando capiscono che la soluzione sta nel chiedere aiuto, allora si incomincia a vedere uno spiraglio di sole nell’oscurità della tetra vita creata dall’anoressia.
Il vero compito di chi vive accanto a queste ragazze, di chi vuole loro bene, è continuare a dir loro che si può sconfiggere questa malattia, far loro conoscere i modi per guarire, i centri specializzati che possono aiutarle e non smettere mai di ribadire che l’anoressia è una malattia seria, con la quale si rischia davvero molto, anche la morte, ma dalla quale si può guarire, solo volendolo…è dura ma si può!!!

Da un punto di vista atletico, ho visto l’anoressia rubare a mia sorella quel trenino per la nazionale che era riuscita a prendere quasi per gioco; le ho visto rubarle quella spensieratezza con la quale entrava in gara per la voglia di divertirsi dando il massimo….ma soprattutto ho visto l’anoressia rubarle la voglia di correre per correre perché l’atletica era diventata solo un modo di sprecare…

Poi…..HA CHIESTO AIUTO e L’HA TROVATO, in un centro di Bergamo (CdA Centro disturbi alimentari Istituto Palazzolo Via San Bernardino Bergamo)
È stata dura ma era tutta una fatica diversa; sono stati 3 mesi lunghissimi per me e credo indimenticabili per lei.
Piano piano ho visto riaffiorare la mia E. di sempre…è stato bellissimo!…riscoprire che dopo tanto tempo c’era ancora la mia sorellina, con lo stesso sorriso, la stessa spontaneità, la stessa voglia di vivere..stupendo!il percorso non è durato solo 3 mesi, perché l’anoressia è una malattia tosta e per vincerla c’è solo un modo: essere più tosti di lei. Possono succedere delle ricadute, ma dopo una caduta si impara a rialzarsi e a non inciampare più.

Ed ora????
A distanza di qualche anno, quando vedo mia sorella correre, ripenso a tutto quello che sta dietro a quella sua falcatina leggera…alla forza di volontà e a quella sua voglia di correre che le hanno permesso di reagire all’anoressia, di non appendere le scarpette al chiodo quando al rientro in pista sono arrivate le prime “batoste”….. e mentre corre vedo il suo sguardo fisso in avanti, determinata a dare il massimo, a stupire, testimoniando, semplicemente correndo, che la vera forza sta dentro di sé ed è questa forza il segreto per vincere la gara più importante, quella della VITA, perchè la vita è spettacolare e vale proprio la pena di essere vissuta!

- ALESSANDRA -

Non è facile parlare di una malattia che sempre più si diffonde tra i giovani e sempre meno è riconosciuta come tale dai ragazzi.
Non ho vissuto l’anoressia in prima persona, ma l’ho vista aggrapparsi ai corpi di amiche che pian piano perdevano pezzi e neanche se ne accorgevano…
si dice che chi ha problemi alimentari come questi si guardi allo specchio e veda una persona diversa da quella che è…forse non è così e il problema è proprio questo…forse l’immagine riflessa è solo quella materiale, il corpo ormai solo ossa…ma cosa interessa ad una anoressica del suo corpo? nulla in fondo…quello che la tocca è ciò che sta dentro, in fondo alla pancia…quello spazio/elemento innominato che scatena le emozioni…lì non c’è più niente quando qualcuno cade nel pozzo dell’anoressia, non si prova più nulla, e probabilmente proprio la ricerca di un’emozione porta a continuare a torturarsi e a dirsi “forse domani sarò felice…”; finché la ragione ha la meglio sull’istinto, finché il pensiero riesce a sovrastare l’irrazionale…allora ci si rende conto che l’unica risposta, l’unica emozione possibile è la V.I.T.A, quella cosa che qualcuno ti ha donato e che ti rendi conto di non voler perdere così, per una manciata di Kg in più o in meno.
Ci sono milioni di circostanze o motivazioni che portano ad ammalarsi e il primo passo verso la guarigione è la presa di coscienza del fatto che si è effettivamente malati…e si può uscire da quel pozzo, che senza fondo non è.
Mi sono chiesta tante volte come avrei potuto aiutare M., che lentamente si stava spegnendo sotto i miei occhi umidi, che trattenevano le lacrime per non mostrare la mia debolezza…la verità è che non ho scelto io di fare qualcosa…la vita mi ha portata sulla strada, la strada di Villa Garda (una clinica sul lago che cura disturbi alimentari), in quel mese di luglio torrido, quando con lei ho varcato la soglia di quella che sarebbe stata la sua casa per circa sei mesi…non ho capito prima di lei quanto fosse grave e non ho paura a dire che quando ho visto la sua reazione all’idea di curarsi lì l’avrei portata via sulle mie spalle; ma ho paura a dire che spesso anche nella mia mente si è insinuata la brutta idea di smettere di mangiare…per fortuna non ho corso questo rischio e sono contenta di aver aiutato qualcuno, probabilmente senza rendermene neanche conto. La sola mia presenza l’ha convinta a restare dov’era, ad affrontare il problema e a risolverlo con coraggio.
Non mi sono mai sentita così importante per una persona, se non in quella circostanza…
e tuttavia tocca anche a me ringraziare per aver vissuto tutto questo, perché non è facile capire quanto la scalata sia difficile finché non la si vede davanti a noi o con gli occhi di una persona a cui vogliamo bene.
“Siamo quello che mangiamo” diceva un filosofo, forse già prospettando l’idea che se non mangiamo, NON SIAMO.

- FLAMINIA -

Ho avuto il mio primo contatto con l’anoressia sin dall’infanzia, perché un mio parente ne soffriva dall’adolescenza. Anche se da piccoli non ci si rende conto fino in fondo dei problemi dei grandi perché si vive principalmente in un mondo di fantasia, mi accorgevo dell’infelicità che pervadeva questa persona. Mi rendevo conto della sua fragilità.
Poi alle superiori il mio corpo ha iniziato a trasformarsi e anch’io come le ragazzine di quest’età ho inutilmente iniziato una dieta, un po’ perché non pensavo che il mio corpo fosse asciutto e adatto all’atletica agonistica, un po’ anche perché mi dicevano che ero ingrassata. “Hai il sedere da matrona romana!” mi veniva detto, ma devo dire che nonostante i miei tentativi non sono mai riuscita a seguire fino in fondo una dieta che, tra le altre cose, inventavo seguendo suggerimenti di inesperti.
Non ho mai sofferto di disturbi alimentari, ma come atleta forse c’è stato un breve periodo in cui sono stata attenta a cosa mangiavo perché altri mi dicevano che dovevo dimagrire. La mia testimonianza è il risultato di ciò che ho visto e vissuto in questi 9 anni di atletica leggera. Penso sia importante far capire perché ho ritenuto estremamente necessario dover fare qualcosa.
Sono scomparse molte ragazze dalle piste perché colpite dall’anoressia: alcune sono state costrette ad abbandonare perché il loro corpo, privo di nutrimento, non poteva più sostenere gli allenamenti; altre sono morte, e la cosa più triste è che nessuno sa il motivo. Si organizzano gare in loro memoria, ma non si sa il perché della loro scomparsa.
Ho veramente capito cosa fosse l’anoressia quando la mia carissima amica ha iniziato a stare male. Vedendoci solo alle gare, mi sono accorta che qualcosa in lei non andava. Quando l’ho vista così dimagrita le ho chiesto cosa avesse, “Tensione per gli esami di maturità”, mi ha risposto. E, devo dire la verità, le ho creduto. Inizialmente non mi ha nemmeno sfiorato l’idea che una ragazza così allegra, piena di gioia e voglia di vivere, potesse soffrire di questo male.
La situazione è peggiorata, ma alla fine tutto si è risolto. Ovviamente il percorso è stato lungo e difficile ma ha avuto il coraggio di accettare l’aiuto che le è stato offerto e ora è tornata più gioiosa di prima. Ne è prova la sua testimonianza e il suo entusiasmo quando lavoriamo insieme per l’associazione. È tornata anche a correre e sono certa che anche in ambito atletico potrà solo migliorare perché il suo potenziale è grande.
Questa esperienza mi ha fatto scontrare per la prima volta, in modo conscio, con la malattia. È stata la prima e purtroppo non l’ultima.
Il mio è un punto di vista esterno. Voglio cercare di far capire che se si ha anche il minimo sospetto che una persona soffra di disturbi alimentari non si può rimanere indifferenti. È importante intervenire tempestivamente perché prima si agisce maggiori sono le possibilità di guarigione.
Il mondo dell’atletica e più in generale quello dello sport, deve capire che l’anoressia e gli altri disturbi alimentari sono delle malattie e, come ogni altra malattia, devono essere curate.
Però è anche necessaria una campagna di prevenzione. Non è difficile, basta semplicemente stare attenti alle parole, basta non “accusare” le ragazzine, atlete e non, di essere grasse o non suggerire diete inventate; avere dei fianchi,avere un corpo femminile, non vuol dire essere grasse.
Spero di aver fatto capire non solo che è una malattia grave ma che ognuno di noi, anche solo con piccoli gesti, può fare qualcosa!
un abbraccio

- VALERIA –

Scrivo per portarvi anche la mia testimonianza… Ho 24 anni e ho vissuto tre anni d’inferno a causa di questa malattia, dai 15 ai 18. Nel mio caso però l’atletica non è legata negativamente a questa situazione, anzi…Ma lasciate che vi racconti.

Cosiddetta “secchiona”, quando andavo al liceo studiavo tutto il giorno. Non ero una persona particolarmente brillante, una che leggeva una pagina e la sapeva subito a memoria o che capiva al volo le spiegazioni, e tutto quel tempo lo ritenevo necessario. Mia madre mi aveva sempre seguita nello studio e ci teneva che prendessi “bei voti”: io davo il massimo per soddisfarla, e del resto anche a me facevano piacere. Da qui però si è innescato un meccanismo per cui alla minima cosa che fosse andata storta, al primo voto sotto le mie aspettative, era una tragedia.

La prima mancanza di rispetto nei confronti del mio corpo, della mia salute, è stata per il poco dormire. Pian piano ho iniziato a fare le ore piccole: studiavo giorno e notte. I risultati si vedevano, ma non c’era gioia nella mia vita. Pochissimo tempo per le amiche e nessun tempo per le mie passioni.

Durante tutte quelle ore a studiare erano frequenti gli spuntini. Fisicamente ero sempre stata “giusta”, come si dice. Pian piano avevo assunto forme “rotondeggianti”… e non certo là dove in molte le gradiremmo. Era una cosa che notavo con insoddisfazione ma non con preoccupazione. Questo fino al giorno in cui cerco di infilare un paio di jeans e, presente mia mamma, non ci riesco. Lei mi dice che sono ingrassata e che, se continuo così, divento proprio Grassa. Me lo dice con disprezzo…lo stesso che usava con mio padre (buongustaio) quando gli diceva “Mangi troppo!!”.

Mi sento morire. Iniziano le preoccupazioni. Tento di mettermi a dieta. Si trattava di poche rinunce in realtà, anche se per me faticose. Nel giro di mesi perdo due, tre chili, quelli che “potevano anche starci”. Però a quel punto non sono soddisfatta. Ho 16 anni, penso: “nella mia vita non mi piace niente: studio e non faccio altro, non ho tempo per niente, non ho amici veri, nessun ragazzo che mi fili. Non mi piace neanche il mio corpo…però a questo posso rimediare”. E così, con la stessa determinazione con cui studiavo ore e ore mi metto “a dieta”. Questa volta la dieta è severa. Mi impongo di saltare la colazione, o al massimo uno o due biscotti nel tè. Però a volte il tè è meglio non zuccherarlo con un cucchiaio pieno: ingrassa….anzi: meglio niente tè del tutto. Pranzo: insalata con pane. Facciamo mezzo panino…anzi no: un grissino. Cena: è un casino: ci sono i miei a casa, mentre a pranzo sono al lavoro…quindi mi tocca mangiare un po’ di più: tipo un po’ di minestra e mezzo secondo… ma la situazione poi si appesantisce. Causa mio fratello, 5 anni più piccolo. Lui, al contrario di me, è brillante. Ottimi voti, molti amici, esce, non rinuncia a niente. Sempre elogiato da mia madre. Io vedo la differenza di atteggiamento che mia madre ha con me e lui, e ne soffro. In più tra i miei le cose non vanno benissimo, litigano spesso. Mi sento colpevole. Perché penso che i miei non sono felici, che forse non lo sono perché i figli li prosciugano economicamente (non siamo benestanti) e mio padre, con due lavori, deve passare la notte alla scrivania a correggere compiti, preparare lezioni, vedere film da commentare al Cineforum…e va a letto all’alba, sfinito. Stravedevo per mio padre (ora è morto) e saperlo sempre a lavorare duramente costituiva per me l’obbligo di fare altrettanto, nell’idea che così sentisse di non essere solo. Solo “contro” a mia madre perfettina, solo con le sue responsabilità di padre. Mio fratello invece diventa sempre più viziato, sempre la star…e io pian piano mi faccio da parte, come per annullarmi, come per scomparire…e non a caso, per meglio attuare questo proposito, decido di mangiare ancora meno verificando il livello di “trasparenza”: mi peso una ventina di volte al giorno. In base agli esiti mi nego o meno una foglia di insalata…

Non vomitavo, perché ho il terrore del vomito. Prendevo purghe però. Insomma dimagrisco, tanto. Non ho più le mie cose. Ormai da un anno. Nessuno sembra accorgersi di niente. Le cosiddette amiche, hanno decisamente cose più importanti a cui pensare…

Io mi sento sempre più debole, mi gira spesso la testa, perdo i capelli che ormai non sono più lucidi…Ho 17 anni e nessun desiderio sessuale…Anzi: non me ne frega proprio niente.

Fino a quando mia madre, una sera, mi dice: “ma insomma, mangia un po’, mi sembri uno scheletrino…” e la rabbia parte, sorda…non è mai contenta…

Il furore cresce, cresce…però una parte di me ha paura: per me ormai stare a dieta è tutto: non ho nient’altro. Voglio essere magra, voglio dimagrire. Il solo pensiero di non potermi pesare mi manda nel panico.

Non accetto assolutamente l’idea di essere anoressica. Poi pian piano, devo ammetterlo, ed è difficile. Però sono sempre stata del parere che la realtà, anche se poi non hai la forza per cambiarla, devi avere almeno il coraggio per guardarla negli occhi. Così faccio. E s’insinua il dubbio. Forse sto sbagliando. Forse non sono più viva così…non c’è più gioia né voglia di vivere…è una dura lotta con quella parte che non si piace e vuole dimagrire a tutti i costi. Ma la Vita vince. Lotto contro me stessa con tutte le mie forze, con tutta la mia tenacia, con tutta la mia volontà. Ricomincio a mangiare, piano piano.

Ora ho più forza, mi sento bene…torno a pesi normali, il ciclo riprende…e da essere asessuata che mi sentivo, incomincio ad appropriarmi della mia femminilità. Inizia, l’ultimo anno di liceo, la guarigione: bigio la scuola, prendo dei 4! …e non me ne frega niente! E inizio a correre. Per me, per sentirmi viva, per sentirmi sana e forte. Non per migliorare o per le gare ma perché mi fa stare bene.

L’equilibrio lo trovo il primo anno di università: studio perché mi piace studiare. Non mi interessa più di tanto il voto che prendo. E inizio a fare atletica…scaricando finalmente tutta quella determinazione nelle gare, anche se non con temponi …ma sono contenta così.

Una cosa curiosa: non accennavo, al campo di atletica, al fatto che mio padre avesse fatto atletica leggera nella mia specialità e ad alti livelli…e a lui parlo solo timidamente, e di rado, dei miei risultati (e non è il caso, perché era un uomo che amava le persone, e non i loro “risultati”)…

C’era ancora il timore di non essere amata se non fossi stata all’altezza…E rimpiango un po’ questa cosa relativa a mio padre, perché lui è morto prima che la risolvessi del tutto, e non valeva la pena perdere tutto quel tempo, e ormai è tardi…Avremmo potuto parlare insieme di quella passione che ci accomunava. È un enorme rimpianto…Non vale la pena perdere tanto tempo con pensieri negativi e cupi di inadeguatezza, fanno solo male. Molte più persone di quelle che crediamo, o quantomeno quelle che contano, ci accettano ugualmente…

- FABIO –

Ho deciso di scrivere anche io una testimonianza: sebbene non abbia mai sofferto di disturbi dell’alimentazione, ho un’amica che è malata.

Lei è sempre stata una persona che non ama affatto mangiare (i cibi calorici e atipici la disgustano inspiegabilmente), ma questo non aveva creato problemi alla sua salute sino a due anni fa, quando cominciò a dimagrire a vista d’occhio.

Noi notavamo che i pantaloni le stavano sempre troppo grandi, e che aveva perso le curve femminili che la caratterizzavano, ma pensammo fosse una cosa destinata ad avere un termine.

Invece, la nostra amica divenne col tempo irascibile e molto nervosa, e la sua tendenza a studiare sempre diligentemente si acuì incredibilmente, trasformandosi in perfezionismo “a tutti i costi”.

Non solo, ma a poco a poco si isolò dal resto degli amici: perse completamente la voglia di ridere e divertirsi, e iniziò a rifiutarsi di uscire con noi, usando una serie di motivazioni assurde come pretesto, e finì per perdere le amiche più care che aveva, seccate dal suo atteggiamento nevrotico e ambiguo.

Quando chiedevamo che cosa mai avesse (poiché talvolta scoppiava a piangere senza apparente motivo) lei rispondeva che aveva qualche problema in famiglia, e che era da molto tempo che prendeva la pillola per aiutare la regolarità del ciclo.

Noi sappiamo che i suoi genitori sono persone competitive, che hanno sempre voluto che lei eccellesse più di ogni altro a scuola, mettendola in punizione quando in una versione andata male prendeva una sufficienza leggera come un 5,5.

Proprio per questo, qualche adulto provò a far notare il malessere della ragazza ai genitori, ottenendo il solo risultato di sentirsi rispondere in maniera molto scocciata, stroncando sul nascere nostre iniziative di questo genere.

Tuttavia, eloquenti esami clinici (che hanno rivelato preoccupanti squilibri ormonali) non poterono (fortunatamente) essere ignorati.

La nostra amica è ora in contatto con uno psicologo dell’alimentazione che l’ha ascoltata e le ha proposto una dieta ricostituente, basata sul lento e graduale recupero dei chili persi, e questo non può farci che piacere.

Lei ci assicura che i miglioramenti sono dal suo punto di vista molto soddisfacenti, anche se a noi sembrano, al contrario, scarsi.

Bisogna però dire che occorre parecchio tempo per poter vedere cambiamenti vistosi, per cui siamo, sebbene in pensiero, abbastanza fiduciosi.

Mi auguro che la mia testimonianza possa servire a fare capire l’entità di una patologia come l’anoressia, e magari che qualcuno possa captare i segnali e accorgersi della sofferenza di una persona vicina, avendo così l’opportunità di mettersi in gioco e aiutarla!

Un abbraccio,

Fabio

- RINA -

FAME

- Ore sette: mi devo alzare; il solo pensiero mi annienta.
Sarà ancora una giornata molto triste e faticosa.
Bisogna lavarsi, vestirsi e fingere di mangiare.
- Ore otto e trenta: sono arrivata al lavoro, l’impegno è enorme per me. Il fisico non ce la fa.
Ma con le energie nascoste, chissà dove, la giornata finisce.
- Ore venti: ho preso l’abitudine di andare a mangiare in sala, così non sono controllata
(almeno mi sembra). Non riesco, lo stomaco non esiste, quindi il cibo non può entrare.
Perché avrete capito, sono mesi che non riesco a mangiare.
Peso 38 kilogrammi. Non capisco cosa mi succede, devo chiedere aiuto.
Finalmente un bravo dottore diagnostica: ANORESSIA!
Non so cosa vuole dire questa parola, non la conosco. Lo capirò sulla mia pelle.
Bisogna andare da uno specialista, uno psichiatra.
E sarà il primo di una serie.
Vengo ascoltata e auscultata.
Non so rispondere a tutte le domande. Non è facile fare una diagnosi.
Il percorso sarà lungo e durissimo.
Non è facile stabilire perché, ad un certo punto della crescita, il corpo si rifiuta di mangiare,
di conseguenza, di crescere.
Perchè di questo si tratta: bisogna diventare adulti.
Cosa voglia dire diventare grandi, io non lo so! Oppure non lo voglio sapere.
Il mio ruolo ancora non è definito. “Comincia l’analisi.”
Le domande dello psicologo sono su tutti i campi.
Non è facile rispondere. Non è una regola matematica: ti è successo questo, allora sei così! Magari. Nonostante tutto questo, le cose non cambiano, anzi.
La giornata è sempre scandita dal terribile pensiero: MANGIARE.
Come altre persone, che soffrono di questa patologia, sanno che è una cosa devastante.
Non riesco a inghiottire altro che un formaggino o un piccolo pezzo di pane, in una sola giornata.
Ti continui a pesare e non ti rendi conto che 38 kilogrammi non sono un peso normale.
Ti guardi allo specchio e non ti rendi conto che non sei bella.
Poi si aggiungono altri problemi. Non riesci più a condurre una vita “normale”.
Molte volte l’anoressia è accompagnata da altri disturbi.
Angosce e attacchi di panico, che ti misurano la vita.
Non riuscivo più ad uscire di casa, se il percorso superava poche centinaia di metri, dico metri, non kilometri.
Una morsa si aggrappa al cuore e credi di morire ad ogni minuto.
Non riesci più a respirare, hai fame d’aria.
Uno di questi problemi è anche l’alcolismo, che permette di liberarsi da certi conflitti interiori.
Le persone che ti sono vicine, se non hanno una particolare sensibilità, non possono aiutarti.
Ma io credo che solo uno specialista, e non solo uno, possa iniziare il lavoro di ricostruzione della tua personalità e della tua crescita interiore.
Altro capitolo negativo dell’anoressia è il sesso.
Quasi un’equazione: sesso uguale a donna.
È ciò non è giusto, perché non sai ancora se vuoi essere donna. La cosa ti terrorizza.
Quindi rifiuti una delle cose, credo, più belle della vita: innamorarti.
Tu lo vorresti, ma capisci che non ce la fai.
Intanto il percorso psicologico va avanti, ma non vedo tanti risultati (lo attribuisco alla paura di cambiare), perché, sembrerà strano, ma anche se si sta male, hai paura di modificarti.
Passano lunghi mesi molto faticosi. E il corpo si degrada sempre di più.
Provo anche il vescovo guaritore, la mistica, che dicono faccia miracoli.
E passano anni di non vita.
Sono veramente distrutta, l’unico mio rifugio è il dormire. Altro non farei.
Poi finalmente, non ricordo come e quando, ad un pranzo mi accorgo di avere voglia di mangiare.
Con meraviglia mangio qualcosa con gusto.
Queste riflessioni le faccio dopo anni, ma al momento non mi rendo conto del meraviglioso cambiamento che il mio corpo mi chiede.
Una cosa che tutti fanno: mangiare.
Perchè se non vuoi morire, devi mangiare.
Ma l’anoressia ti porta a questo.
Prima si muore nell’anima, poi si muore nel corpo.
Non è un pasto che cambierà il mio percorso di vita, ma è un grande inizio.
Le cose sono andate sempre meglio. Con tante ricadute.
Ancora adesso, dopo anni sono seguita da uno psicologo.
Ma vorrei dire che la vita è stata molto pesante. Non ho fatto quello che avrei voluto fare.
Ancora adesso non faccio sempre quello che desidero.
Ma almeno vivo!
Consapevole che sono una persona labile, molto sensibile, che affronta con difficoltà i gradini della vita.
Una persona pronta ad aiutare chiunque si trovi in difficoltà.
Quindi deduco che il mio destino era questo.
Ma non voglio lamentarmi, credo che se non avessi conosciuto il dolore, forse non avrei assaporato le piccole cose che ogni volta riuscivo a conquistare.
Le mie riflessioni, molto concise, sul percorso di una anoressia, siano di aiuto e di sprone per altri che stanno attraversando la stessa malattia, perché di questo si tratta. Però non disperate ce la si fa!

- FEDERICA –

Ho avuto qualche esitazione nello scrivere questa testimonianza; perché non sono mai stata toccata direttamente dall’anoressia, perché forse ciò che sto per scrivere non eguaglia per intensità ed entità l’esperienza di altre persone.

Tuttavia ho pensato che le mie parole, nella loro semplicità, potessero aiutare qualcuno. E così mi sono decisa a scrivere.

Da qualche anno pratico l’atletica. E’ uno sport che mi appassiona: mi dà la possibilità di accantonare lo studio e i problemi durante il tempo dell’allenamento, e di trovare divertimento e gratificazione pur nella fatica.

Il mio fisico, nonostante i frequenti allenamenti, non è mai stato del tutto “asciutto”, ma, soprattutto in alcuni periodi, ho provato ad avere qualche chilo in più rispetto a quello che chiamerei “peso-forma”. Non ho mai reagito a questo fatto in modo drastico, ma cercando di perdere questi chili in modo graduale e mantenendo una dieta il più possibile equilibrata.

Nella mia esperienza da atleta ho avuto un allenatore che inizialmente mi faceva semplicemente notare di avere qualche chilo in più, ed in seguito me lo faceva pesare, affermando che ciò aveva un’incidenza negativa sia sull’andamento degli allenamenti, sia su quello delle gare.

Fortunatamente il mio carattere mi ha dato la possibilità di non lasciarmi influenzare dalle sue considerazioni (anche perché non credevo, e non credo tutt’ora, che i miei chili in più fossero così tanto rilevanti) ma spesso queste cose mi infastidivano molto, diventavano difficili da sopportare e sbiadivano la mia voglia di andare volentieri agli allenamenti.

Ciò che mi stupisce è che questo allenatore, la stessa persona che diceva che fosse importante vivere l’atletica come un divertimento e come un momento di aggregazione (pur con il giusto e necessario impegno), evidenziasse gli “eccessi” del mio peso in modo così forte da farlo diventare un motivo di fastidio e da indebolire la mia passione, che avrebbe invece dovuto rafforzare.

Ampliando il discorso, vorrei far notare che così come la figura dell’allenatore, molti adulti che dovrebbero accompagnare i giovani in un percorso di crescita anche verso la stima di loro stessi, ottengano spesso, con le loro pressioni, il risultato opposto, lasciando tracce talvolta indelebili. Da ciò si può capire quanto sia importante tentare di sottoporre l’influenza di altre persone alla propria capacità di valutazione.

Ora non ho più questa persona come allenatore, ma i motivi della mia scelta non si limitano a ciò che ho appena raccontato.

Il gruppo di allenamento dove mi trovo attualmente è stato in grado di farmi superare ciò che è accaduto in precedenza, e di farmi considerare in modo ancor più idoneo il mio peso.

Ciò mi fa pensare che anche il gruppo in cui si è inseriti (che sia un gruppo sportivo o di qualsiasi altra natura), nel caso in cui sia esempio di una scala di valori “sana”, rappresenti un aiuto fondamentale nel processo di autostima e quindi di equilibrio per la singola persona.

Concludo con una piccola esortazione a riflettere: vale forse la pena di velare di tristezza ed ossessione una passione sana e vivace, allo scopo di guadagnare, forse, una maggior riuscita nell’applicazione della passione stessa? E ragionando più in generale: vale forse la pena di ricercare la perfezione esasperata del corpo (modello inneggiato dalla nostra società) se questa ricerca incupisce la serenità stessa della persona?

19 comments so far

  1. Carla on

    Ciao a tutti sono Carla,
    è da tanto tempo che voglio scrivervi la mia testimonianza ma troppe volte non trovavo le parole…
    Io rappresento l’altra faccia della medaglia: non ho vissuto l’anoressia su di me, ma ho visto questa malattia cambiare la vita di mia sorella, della mia inseparabile gemella…
    L’ho vista talmente vicina, che a volte mi sembra di averla vissuta io stessa, anche se so perfettamente di non aver provato le stesse sensazioni .
    Quelle poche volte che se ne parla,spesso ci si chiede come la famiglia non se ne accorga, come sia tanto cieca da non accorgersi che la propria figlia o sorella diventa piano piano uno scheletrino…ma non credete sia così facile, succede tutto all’improvviso, come un fulmine a ciel sereno o meglio quando ci si accorge, spesso la malattia esiste da molto tempo e ci ritrova disarmanti di fronte ad essa.

    Prima che mi colpisse così da vicino l’avevo solo sentita nominare questa malattia, questa anoressia che mi pareva essere solo la “fissa” di alcune ragazze che non hanno altro a cui pensare.
    E invece non è così….è una malattia con la M, una malattia seria dalla quale non è facile guarire soprattutto perché non esistono farmaci, non esiste cura se l’interessata non vuole davvero guarire.
    Eh già, la vera cura è la DETERMINAZIONE A VOLER GUARIRE, altrimenti è tutto inutile.
    Quella stessa volontà di ferro che le caratterizza le ragazze anoressiche, quella volontà che fino a quel momento permette a queste ragazze di resistere alla fame che le divora, deve diventare la loro forza per reagire.

    Non ho vissuto l’anoressia personalmente, ma ciò combattuto a lungo contro ed è stato davvero dura.
    L’ho odiata tanto questa malattia che vedevo piano piano rubarmi la mia sorellina.
    Le ha rubato la sua voglia di vivere, il suo sorriso, la sua spensieratezza…. Tutto era diventato grigio, non voleva più uscire, nulla le interessava, non si divertiva più, amici, cugini..tutto era diventato pesante.
    Ed io,….non sapevo più che fare, ho cercato di starle vicina, di farle capire che cosa stava facendo, ho cercato a lungo di capirla; a volte mi sembrava di trovare l’idea giusta per capirla, per parlarle, ma subito dopo crollava tutto…

    Non l’ho vissuta io l’anoressia, ma l’ho vista rubare a mia sorella 2 anni (e forse più) della sua vita,vivendo la continua sensazione disarmante d’incapacità e di rimorso per non essermi accorta prima, per aver permesso che tutto accadesse e per non riuscire a darle un aiuto.
    È così, non si riesce a dar loro una mano, finchè non sono loro stesse a tendere le mano alla ricerca di un’altra.
    Devono proprio voler guarire: spesso prima ci provano da sole e solo quando sono stremate dall’anoressia, quando la odiano ma vedono che da sole non riescono, quando capiscono che la soluzione sta nel chiedere aiuto, allora si incomincia a vedere uno spiraglio di sole nell’oscurità delle tetra vita creata dall’anoressia.
    Il vero compito di chi vive accanto a queste ragazze, di chi vuole loro bene, è continuare a dir loro che si può sconfiggere questa malattia, far loro conoscere i modi per guarire, i centri specializzati che possono aiutarle e non smettere mai di ribadire che l’anoressia è una malattia seria, con la quale si rischia davvero molto, anche la morte, ma dalla quale si può guarire, solo volendolo…è dura ma si può!!!

    Da un punto di vista atletico, ho visto l’anoressia rubare a mia sorella quel trenino per la nazionale che era riuscita a prendere quasi per gioco; le ho visto rubarle quella spensieratezza con la quale entrava in gara per la voglia di divertirsi dando il massimo….ma soprattutto ho visto l’anoressia rubarle la voglia di correre per correre perché l’atletica era diventata solo un modo di sprecare…

    Poi…..HA CHIESTO AIUTO e L’HA TROVATO, in un centro di Bergamo (CdA Centro disturbi alimentari Istituto Palazzolo Via San Bernardino Bergamo)
    È stata dura ma era tutta una fatica diversa; sono stati 3 mesi lunghissimi per me e credo indimenticabili per lei.
    Piano piano ho visto riaffiorare la mia E. di sempre…è stato bellissimo!…riscoprire che dopo tanto tempo c’era ancora la mia sorellina, con lo stesso sorriso, la stessa spontaneità, la stessa voglia di vivere..stupendo!il percorso non è durato solo 3 mesi, perché l’anoressia è una malattia tosta e per vincerla c’è solo un modo:essere più tosti di lei. Possono succedere delle ricadute, ma dopo una caduta si impara a rialzarsi e a non inciampare più.

    Ed ora????
    A distanza di qualche anno, quando vedo mia sorella correre, ripenso a tutto quello che sta dietro a quella sua falcatina leggera…alla forza di volontà e a quella sua voglia di correre che le hanno permesso di reagire all’anoressia, di non appendere le scarpette al chiodo quando al rientro in pista sono arrivate le prime “batoste”….. e mentre corre vedo il suo sguardo fisso in avanti, determinata a dare il massimo, a stupire, testimoniando, semplicemente correndo, che la vera forza sta dentro di sé ed è questa forza il segreto per vincere la gara più importante, quella della VITA, perchè la vita è spettacolare e vale proprio la pena di essere vissuta!

  2. fabio on

    trovo particolarmente significativo questo intervento: dev’essere stato atroce vedere soffrire la propria sorella senza sapere come poter fare per aiutarla… ma, come dimostrano tutte queste testimonianze, sconfiggere l’anoressia si può eccome, perchè sappiamo essere MOLTO PIù TOSTI di essa!

  3. Sara on

    Dopo aver visitato il vostro stand a Martinengo e aver scambiato quattro chiacchiere con voi, leggere le vostre testimonianze su questo sito mette i brividi…

    Sono straconvinta che stiate facendo la cosa giusta!

    Forza e costanza, non demordete che il tempo vi darà ragione!!!!!

    p.s. per qualsiasi aiuto sapete dove trovarmi!

  4. ... on

    ora vorrei sentirmi dare una risposta ad un dubbio che mi assale in questi ultimi mesi.
    quando la tua vita ruota intorno alle calorie ingerite in una giornata, quando vai in palestra ma non ti importa dei muscoli da tonificare, bensì delle calorie da perdere, quando se anzichè 45 kg ne pesi un giorno 45.4 kg e ti senti grassa anche se sai benissimo di essere perfetta così come sei, forse un po’ troppo magra ma comunque bella, quando il cibo diventa un’ossessione, ecco questa si può definire già anoressia?
    premetto che non sono mai stata grassa, nè leggermente sovrappeso, anzi la mia corporatura è sempre stata longilinea ma con le frome giuste, soltanto l’anno scorso ho assunto dei farmaci che mi han portato ad ingrassare fino ai 52 kg, ora oscillo tra i 45 e i 45,4, non lo so cosa mi stia succedendo, so solo che credo di essere abbastanza intelligente da non voler entrare in nessun tunnel senza vie d’uscita.

    • laura on

      Guarda secondo me è un aspetto k ricollega all’anoressia..xk anke io ho il tuo stesso preoblema..peso 48 kg e sono alta 1.72..ho il terrore di ingrassare se peso qlk grammo in +nn riesco a guardami allo specchio perchè mi vedo grassa..
      vorrei veramente riuscire a togliermi questa ossessione anch se dico la verità vorrei raggiungere lo scopo..dimagrire ancora..nn riesco a fermarmi..e questo m dispiace.
      Adesso non so nemmeno se ho fatto bene a parlare di me..perchè è la prima volta che ne parlo.

      • associazionevita on

        Io credo che tu abbia fatto benissimo a parlarne, perchè nonostante tu voglia dimagrire ancora, riconosci di star male. E’ un passo importante e sappi che se avrai voglia di parlarne noi ci saremo.
        un abbraccio
        Flaminia

  5. ivana on

    Ciao a tutte ho visitato pco fa un sito pro ana è terribile………. questo sito mi dà un pò di conforto e di speranza…….. ho sofferto di anoressia per tanti anni e poi di bulimia anzi credo proprio di essere nata anoressica….. adesso ho 27 anni sono “guarita” fisicamente …ma dall’anoressia nn si guarisce mai… le ossessioni per il peso la voglia di essere perfetta ti accompagnano per tutta la vita.
    l’anoressia è una malattia dell’anima…gli effetti più evident sono sul corpo ma è l’anima che piano piano dimagrisce e sparisce con il tuo peso.
    Ditro questo disturbo nn c’è la seplice ossessione di essere magre e belle…… è una fame di amore……un modo per punirsi di nn essere state amete….. è un modo come un altro per uccidersi.non per attirare l’attenzione ….ma per diventare invisibili
    Ringrazio tutti con affetto auguro buon anno a tutte

  6. associazionevita on

    RISPOSTA ALLA TESTIMONIANZA DEL 23 DICEMBRE 2008

    Ciao io non so se tu possa definirti un’anoressica, ma posso dirti che descrivi perfettamente quello che vivevo io.
    Io non sono mai stata grassa, pesavo intorno ai 48-49 kg, ad un certo punto ho iniziato a dimagrire, e da quel momento si è innescato in me un meccanismo ossessivo.
    Il primo pensiero al mio risveglio era cercare di non mangiare, mi pesavo 20 volte al giorno, continuavoa dimagrire, ma se un giorno pesavo un etto in più era un dramma anche se avevo perso parecchi kg.
    Non mi sentivo grassa, ma non mi bastava essere così magra, continuavo a muovermi e l’unica cosa che mi importava era perdere peso, la motivazione che mi aiutava asopportare la fatica durante la pratica sportiva era la prospettiva di bruciare grassi.
    Ti posso dire che quello è stato l’inizio di un calvario. Per tanto dovresti parlare con qualcuno e cercare di capire cosa c’è che non va..perchè credimi in questi casi c’è sempre qualcosa che non va.
    Io mentivo a me stessa dicendo che andava tutto bene, una psicologa mi ha aiutato a capire che cosa mi faceva stare male e mi ha aiutato, non è stato un percorso facile ma ora sto bene.
    Non voglio spaventarti,essendoci passata, quello che posso fare è portarti la mia testimonianza e dirti quello che ho fatto per uscirne. Anche perchè il problema non è se sei o se diventerai anoressica, il problema è che ora hai un rapporto conflittuale con il cibo e con il tuo peso e che questa cosa non ti fa stare bene… perciò è bene che lo risolva, prima che peggiori.
    Un abbraccio
    Giulia

  7. associazionevita on

    RISPOSTA ALLA TESTIMONIANZA DEL 31 DICEMBRE 2008

    Come prima cosa voglio farti i complimenti per il commento, le tue parole mi hanno toccato, hai espresso pefettamente quello che penso.
    Io credo che tu abbia ragione, di anoressia non si guarisce, ma è possibile imparare a conviverci.
    Un giorno ti accorgi che hai ripreso il controllo della tua vita, ti senti finalmente libera dall’ossessione di cui eri schiava, senti di avercela fatta, il pensiero di quello che mangerai non è più il primo pensiero al tuo risveglio e neanche l’ultimo prima di andare a dormire. Il problema è che ogni volta che la vita ti ferisce e che ti trovi ad affrontare qualche difficolta l’anoressia viene a bussare alla tua porta. E’ difficile da spiegare, ma è come se in quei momenti, privarsi del cibo sia l’unico modo per sentire meno male.
    L’anoressia diventa un’arma che si ha per controllare la propria sofferenza, al pari di un antidepressivo il solievo è immediato, salvo poi restituirti la tristezza e la sofferenza con gli interessi. Interessi che si pagano cari.
    Avere il controllo su quello che si mangia ti fa sentire forte, è come se tu in qualche modo controllando ciò che entra nel tuo corpo possa riuscire a mettere ordine sul disordine quotidiano, sui pensieri che rumorosamente affollano la mente, sui problemi.
    Parlare di queste cose non è mai facile, credo che l’unica cosa sia quella di sapere che c’è sempre la possibilità di ricaderci, specialmente nei momenti in cui siamo più vulnerabili. E’ come con l’alcol e con le droghe una volta che si è entrati nel tunnel è possibile uscirci..ma è anche possibile ricaderci.
    L’unica soluzione è farsi trovare pronti, cercare di capire che bisogna volersi bene anche quando sembra impossibile e che punirsi è una cosa stupida, ed inutile.
    Che siamo persone che hanno diritto a godere di tutta la felicità possibile come tutti gli altri.
    E che al mondo c’è sempre qualcosa per cui valga la pena vivere..basta saper cercare e non arrendersi mai.
    Buon 2009 anche a te
    Giulia

  8. ivana on

    Si è vero vale sempre la pena combattere per la vita.La vita è il bene più prezioso…la vita è meravigliosa ….
    Sono le cose che mi sono sempre ripetuta dentro di me soprattutto quando ero “malata” il problema credo è che spesso chi ha problemi alimentari nn è che nn ami la vita anzi….spesso crede erroniamente che è la vita a nn amare lei…!!!!
    E’ la mancanza di autostima il poco amore per se stesse che ti porta a credere di non meritare di vivere e di essere felice.
    Nel periodo più buio della mia vita sono arrivata a pesare 36 kili e mi vedevo grassa…… il giorno mi guardavo per ore allo specchio,mi contavo le ossa…. ero felice,mi sentivo forte padrona del mio corpo del mio piacere e dolore padrona della mia anima.
    Spesso questi disturbi capitano a chei ha vissuto episodi di schock nei quali eri impotente.
    Ho subito 2 lutti in 1anno emezzo delle due persone più importanti della mia vita,problemi economici, e tanti altri.
    Il cibo è affettività nn dimenticatelo mai chi si priva del cibi…o chi si abbuffa e poi vomita nn combatte con un piatto di pasta,con la pizza ecc…ma con i baci ,le carezze,l’amore l’affetto LA VITA!!!!
    Vorrei dire solo un’ultima cosa tempo fà sono stata da una psicologa …….sapete spesso i disturbi alimentari sono il riflesso di un abuso subito da piccola ,abuso che la mente ha cancellato……ma che lìil corpo e l’anima ricorderanno sempre.
    Grazie a tutti voi
    Stare bene con se stessi è meraviglioso…ma nn fatevi ingannare da i perbenisti!!!!!!!! E’ un traguardo difficile da raggiungere nn solo per “noi” ma per chiunque
    Baci Ivana

  9. Giuli@ on

    Mi sono trovata x caso su qst sito, io sto passando uno dei peggiori momenti. Ho solo 14 anni ma sto già affrontando il problema dell anoressia!Ho smesso di mangiare circa 1mese fa e sto continuando questa cosa cm se fosse un gioco.. AIUTO! Lo chiedo qui xkè magari ce qualcuno ke mi può aiutare!.. Ho paura di toccare il cibo cosa posso fare?? vi prego aiutatemi!

  10. associazionevita on

    Ciao Giulia,
    Anche io mi chiamo Giulia:) e anche io cm te ho iniziato per gioco, o meglio ho iniziato con spensieratezza con l’incoscienza che hai a 14 anni, forse per noia, forse per voglia di attenzione o forse solo per essere più magra. Il problema è che poi non mi bastava essere più solo magra volevo essere magrissima e dopo ancora la più magra.
    Anche io come te avevo raggiunto la consapevolezza che quello che facevo era sbagliato, ma mangiare era diventata come una droga, L’unica cosa che realmente importava, l’obiettivo di ogni mia giornata era mangiare sempre meno e pesare sempre meno.
    Il fatto di capire che quello che si sta facendo è sbagliato non vuol dire guarire, perchè almeno per quanto mi riguarda seppur cosciente che la strada che stavo per imboccare mi avrebbe portato sul bordo di un precipizio, non riuscivo a trovare la forza di smettere. Sapevo che era sbagliato, ma non riuscivo a smettere, o forse non volevo riuscirci.
    Ad ogni modo stai tranquilla è possibile guarire ed io come molti altri ne sono la prova.
    Un abbraccio
    Giulia

  11. egle on

    è difficile capire che cosa succede dentro di te. io non combatto la fame ,non la sento.

  12. elena on

    Ciao a tutte/i,
    volevo ringraziarvi per aver lasciato testimonianze così lucide e infine anche incoraggianti. Sono una donna di 28 anni, anoressica, mi verrebbe da dire, da sempre…In un momento di dolore e confusione sono ricaduta in questa patologia terribile, dopo domani ho il mio primo colloquio con un nuovo terapeuta per l’ennesima battaglia. Mi sento sfinita e disperata, ma so che ce la posso, e ce la devo, fare. ‘E’ dura, ma passa’ hanno scritto in una precedente testimonianza. stasera leggendovi trovo un po’ di coraggio, vi penserò tanto giovedì…
    Un abbraccio e grazie di nuovo

  13. Anonimo on

    si è belli per come si è.. non sono magrissima mi reputo normale..e sono contenta di avere qualche chilo in più.. invito tutte le ragazze a non pensare che

  14. naike faienza on

    ragazze io stasera devo andare, come ogni settimana dal mio psichiatra, pesavo 38 kg per 170cm ora sono arrivata dopo 1 anno a 58 kg e sapete cosa vi dico sono molto più bella, non sembro più una sopravvissuta, sembro una persona che vive ed ama la vita, incluso il cibo, amarsi significa accettare il nostro corpo anche se non è perfetto, se ci amiamo possiamo amare è bellissimo amare e permettere che gli altri ci amino la vita è breve, perchè sprecarla dietro ad una finestra? vi prego non lasciate che vi scivoli via assaporatela, uscite dal biuo il sole è caldo ve le garantisco un bacio

  15. marina on

    Ciao… mi chiamo Marina, ho 14 anni e studio danza da 9 anni. Mi alleno quotidianamente per circa 2-3 ore.
    Sono sempre stata molto magra poichè lo sono costituzionalmente, ma nonostante questo, qualche mese fa avevo deciso che dovevo dimagrire. E ho iniziato con una semplice dieta “da ballerina”, che è diventata una vera e propria ossessione. E ho iniziato a dimagrire. Mia mamma aveva capito tutto, e mi teneva perennemente sotto controllo, mentre il mio papà si fidava troppo di me, e nonostante la mia perdita di peso non riusciva a capire che avevo bisogno di aiuto.
    Si erano accorte della mia situazione anche le mie insegnanti di danza, che mi hanno parlata.
    Una sera arrivò una chiamata da parte della mamma di una mia amica, che diceva ai miei genitori di aiutarmi perchè stavo male. Mio padre non reagì bene, e mi rimproverò minacciandomi di togliermi la DANZA, che è la mia vita. Questo però non mi aiutò affatto, anzi, peggiorò ulteriormente la mia situazione. Poi la mancanza di meustrazioni (non ho il ciclo da 7 mesi). Ci siamo rivolti alla mia dottoressa. Ora sto meglio fisicamente, ma mentalmente no. Sono riuscita a parlarne con mia madre, che mi sta aiutando tantissimo, ma nonostante questo non riesco a non avere paura di ingrassare, a non controllare ogni volta le calorie che assumo e quelle che brucio, non riesco più ad avere il controllo del cibo, sto iniziando cn le abbuffate e non posso fare a meno della bilancia. I miei genitori mi vorrebbero portare da uno psicologo; ma la nostra situazione economica, attualmente, è un pò critica, ci sono già tante spese, e insomma lo psicologo richiede molti soldi.
    Tutti mi controllano, ho gli ochhi addosso dei miei parenti, dei miei amici e questa situazione mi sta facendo diventare matta. Mi sento sempre molto triste, mi viene sempre voglia di piangere, voglio solo ballare, e spesso vorrei cambiare la mia vita perchè mi rende infelice; vorrei studiare danza fuori la mia città che non offre nulla per questa meravigliosa arte, vorrei allontanarmi da tutti e ricominciare tutto di nuovo, vorrei non avere più l’ossessione del cibo che mi sta uccidendo. Spero che mi rispondiate.
    Un bacio.
    Mary

    • patrizia on

      cara mary
      io non so in quale parte d’italia vivi,ma prova ad informarti,presso le usl di zona ci sono servizi gratuiti,per la mia esperienza come osa sia presso i domicili che presso le strutture posso assicurarti che funzionano egregiamente…in toscana in provincia di livorno per esempio la struttura chiamata stella maris offre un valido aiuto ed e’ specifica per disturbi sia psicologici che neurologici.In molti casi si puo’ richiedere un sussidio economico per l’assistenza medica ,puoi informarti presso lo sportello donna esistente in ogni comune…sono gentili e disponibili,non arrenderti ci sono strutture pubbliche che funzionano ,e sussidi economici che non conosciamo ma che esistono
      fammi sapere e…in bocca al lupo…..non aver paura di ingrassare ..la gente non ti guarda attraverso la bilancia…vuol vedere e vede solo il tuo cuore,vuole solo i tuoi sorrisi,e vuole vederti felice…promettimi una cosa da domani ti guarderai davanti allo specchio e dovrai ripeterti finche’ ne avrai vogli ama con covinzione ,io sono bella…io sono bella ……e io aggiungo …tu sei bella ,tu sei bella, tu sei bella,tu sei bella …e poi vai su un sito che parla di fame nel mondo….guarda quei bambini e mangia una qualsiasi cosa per loro…loro vorrebbero mangiare ma non possono,tu fallo per loro….ti sto suggerendo un motivo per reagire…magari non funzionera’ ma tu prova,e non ti arre3ndere io non lo faccio,credo in te
      ti abbraccio con affetto

  16. patrizia on

    care ragazze
    ho letto i vostri commenti,dopo aver letto tutti i commenti che sul sito di girlpower facevano su quelle ragazze che ancora non sono uscite dall’anoressia e che si espongono pur di essere un monito alle altre ragazze che potrebbero correre il rischio di diventarne schiave.
    ho letto critiche sul fatto che sembrano orgogliose di esserci passate ,critiche sul fatto che chi fa queste trasmissioni lo fa per l’odience…..sono mamma e nonna , ho 50 anni, non sono mai stata anoressica perche’ il mio stress l’ho combattuto grazie al fatto di dover mantenere due figlie…vorrei solo dire che col cuore vi sono vicina,che non credo che chi presenta queste trasmissioni lo faccia per l’odience ,offrono il mezzo televisivo alle ragazze che lanciano un appello per essere aiutate perche’ non possono sostenere le spese per le terapie ,danno modo a queste ragazze di sentire l’appoggio morale delle persone,perche’ il piu’ delle volte sono ragazze sole,a chi critica vorrei fare solo una domanda…non e’ che le strane sono loro ,non e’ che vedere la sofferenza altrui ferisce la loro coscienza,disturba la loro serenita’?a me queste cose risvegliano solo una gran voglia se ne avessi la possibilita’ di fare qualcosa di utile per loro.
    posso solo aggiungere che a volte essere ascoltati e’ gia un aiuto…io sono qui ,non sono nessuno ma ho un cuore e anche molto sensibile ,voglio bene a tutte voi anche se non vi conosco e vi sono vicina …vi abbraccio forte


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